Come far valore un proprio diritto Avv. Massatani (gennaio febbraio 1996) |
La vicenda ha preso luogo dalla denuncia di un furto subito da un'assistente di volo presso l'hotel Executive di Milano.
Si trattava di oggetti personali usati ma di valore affettivo anche se di un importo modesto , circa 700.000 lire.
Come sempre avviene in questi casi, la direzione dell'albergo tenta di evitare il risarcimento, nascondendosi dietro la motivazione che l'albergo possa essere responsabile per il danno subito dal cliente, dal momento che è premura della direzione affiggere un cartello nel quale viene espressamente ricordato che non si risponde se non degli oggetti depositati in cassaforte.
Il fatto risale al marzo del 1995.
Da quella data per la collega è iniziata una peregrinazione consistente in presentazione di denuncia presso l'ufficio di polizia, in lettere e fax inviati alla direzione dell'albergo prima ed alla compagnia di assicurazione poi, con i quali si richiedeva espressamente il risarcimento del danno subito.
Come è buona abitudine italiana, sia l'albergo che la compagnia di assicurazione, iniziavano nei confronti dell'assistente di volo una campagna di "lavoro ai fianchi" consistente nella richiesta continua di documenti, a loro dire, necessari per vagliare la possibilità di risarcire quel danno.
Pretendevano addirittura di avere, da parte della collega, le fatture o gli scontrini fiscali relativi al valore dei beni contenuti nella borsa sottrattale.
A questo punto l'assistente di volo stanca di dover sottostare a tali pretese si rivolgeva al sindacato e da questi veniva indirizzata a codesto studio legale.
Iniziava quindi uno scambio di fax e lettere con la compagnia assicuratrice, al termine del quale senza, ovviamente, produrre alcuno scontrino fiscale, veniva risolta in via transattiva ai sensi dell'art. 1908 del codice civile, la vertenza e alla collega veniva risarcita pressocchè l'intera somma.
E' chiaro che se l'assistente di volo avesse dovuto rivolgersi ad uno studio legale di Milano per citare in giudizio l'albergo innanzi al competente giudice di pace, la spesa non sarebbe valsa l'impresa; l'hostess avrebbe quindi desistito e l'albergo non avrebbe risarcito un danno di cui per legge è tenuto a far fronte.
Certamente in questi periodi in cui si discute addirittura del destino dell'Alitalia, una storia marginale come questa potrà apparire riduttiva a chi leggerà quest'articolo, eppure è proprio tramite il combattere questi piccoli soprusi che si può tentare di far valere la propria dignità di individui.