Si è concluso nel modo da tutti auspicato, ovvero con il non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato, la vicenda degli assistenti di volo coinvolti, loro malgrado, per la truffa effettuata a danno dell'American Express da una banda di trafficanti nigeriani. Va dato pubblicamente atto che il merito di tutto ciò è da individuare nella sensibilità del GIP (Giudice delle inchieste preliminari) Dott.ssa Stefania di Tomassi, la quale inserendosi in una giurisprudenza recentissima della Corte Costituzionale riguardante l'elemento psicologico del reato, nonché, presumibilmente, la proposta di modifica dell'udienza preliminare attualmente all'esame della Commissione Giustizia della Camera, tendente ad eliminare la necessità dell'evidenza della prova in questa fase, ha intuito e compreso i veri ruoli dei protagonisti di questa vicenda. E' stato quindi completamente azzerato il castello accusatorio costruito nell'ormai famosa conferenza stampa della squadra mobile dell'agosto 1992 in cui venivano affermate tutta una serie di circostanze non rispondenti al vero, quali la presenza di detectives della polizia e del servizio sicurezza Alitalia a bordo, la cui azione avrebbe permesso l'individuazione degli assistenti "complici dei nigeriani". Ebbene non solo nulla di tutto ciò era vero al punto che chiunque abbia voglia di leggere gli atti del processo potrà facilmente constatare che di tutto quello indicato sui giornali non v'è mai stata alcuna traccia, ma quel che più conta è la assoluta inesistenza di qualsivoglia indagine. Gli unici elementi forniti dall'Alitalia sono stati i nominativi degli assistenti corrispondenti alle matricole chieste dall'American Express. Ma anche su questo punto vi sono stati casi clamorosi di matricole errate o di numeri di volo totalmente sbagliati. In realtà gli assistenti di volo sono stati completamente ignorati nella loro umana sensibilità da parte dell'Alitalia e considerati nè più nè meno come le loro matricole: numeri e nulla più. Questa è l'essenza vera della cosiddetta politica di basso profilo che l'Azienda ha ritenuto di seguire nell'intera vicenda. La sentenza del GIP ha però fatto giustizia di tutto ciò e, per il vero, gli stessi avvocati dell'American Express nel corso dell'ultima udienza hanno ammesso che la latitanza dell'Alitalia nella fase di istruzione della querela prima e del processo poi abbia arrecato in pratica dei danni anche alla stessa American Express, dal momento che i legali di quest'ultima hanno dovuto elaborare dei dati su input di cui non conoscevano l'esatto significato. Un esempio tra i tanti: i legali dell'American Express hanno dedotto dalla circostanza che alcuni passeggeri nigeriani fossero stati trovati in possesso di ricevute della boutique con numeri progressivi inversamente proporzionali alle date di acquisto, la prova che vi fosse una complicità degli assistenti. Se solo l'Alitalia si fosse sentita in dovere di spiegare loro - come sanno tutti i naviganti - che una volta aperte le mazzette la progressione dei numeri non ha più alcun significato, questa circostanza non sarebbe stata dedotta come prova a carico dalla American Express. brazilian hair weave uk Insomma un brutto pasticcio ideato da chissà chi e chissà a quale scopo di cui non si sentiva davvero la necessità. |